Gaetano Miccichè

Gaetano Miccichè

Rassegna stampa 2010

Il coraggio di scegliere

  - Civiltà del Lavoro

Per investire in innovazione occorrono progetti di medio-lungo periodo e capitali adeguati. A differenza di altri Paesi, sotto il profilo dei finanziamenti, le imprese italiane sono storicamente legate al sistema bancario. Ecco perché un buon dialogo banca-impresa costituisce un elemento fondamentale del processo verso l'innovazione. Approfondiamo l'argomento con Gaetano Miccichè, Direttore generale Intesa Sanpaolo.
D. Che ruolo possono svolgere le grandi banche per favorire l'innovazione del sistema industriale, soprattutto delle piccole e medie imprese?
R. l'Italia, come l'Europa del resto, è molto lontana dal livello di investimenti innovativi in ricerca e sviluppo effettuati in particolare in Giappone e negli Stati Uniti. In ambito Ue, nel nostro Paese risultano ancora molto ridotti gli investimenti del settore privato. Il nostro tessuto imprenditoriale ed economico è caratterizzato da moltissime piccole e piccolissime realtà che nonostante talvolta rappresentino livelli di assoluta eccellenza risentono, ad esempio, della mancanza di coordinamento dei finanziamenti di "primo stadio" e del sottodimensionamento del Venture Capital. Con la crisi economica, che negli ultimi due anni ha interessato i mercati mondiali, si è rafforzata la consapevolezza che le imprese devono profondamente rinnovarsi per poter restare e competere sui mercati. Considerando che l'Italia è ricca di opportunità e prospettive di crescita. Intesa Sanpaolo ha voluto affermare il proprio ruolo di sostegno allo sviluppo delle imprese rivestendo anche il ruolo di "collante" e di motore di meccanismi che, in alcuni casi, mancavano del tutto nel nostro Paese. Per le piccole e medie imprese abbiamo ritenuto doveroso impegnarci - con nuovi prodotti e servizi e iniziative ad hoc - per sostenere le aziende che fanno vera innovazione, favorendone gli investimenti e le operazioni di aggregazione e riducendo i costi e i tempi dei processi innovativi in ricerca e sviluppo.
D. Intesa Sanpaolo ha creato nuovi strumenti di finanziamento come Nova Più, mentre esistono strumenti pubblici come la sezione del Fondo di Garanzia destinata  all'innovazione delle Pmi. Come stanno funzionando?
R. Ben prima che si manifestassero gli effetti della crisi economica, la nostra banca ha presentato prodotti, strumenti e soluzioni per rispondere al meglio alle esigenze dei nostri clienti. Accanto alla gamma di prodotti "Nova Più" che dal 2008 alla prima metà del 2010, a fronte di una richiesta di finanziamenti per 600 milioni di euro, ha  visto erogazioni per oltre 400 milioni, Intesa Sanpaolo ha voluto mettere in campo competenze e professionalità in ogni sua area di business. Penso alla "Intesa Sanpaolo Start-Up Iniziative", la prima piattaforma in Italia che unisce aziende e investitori attraverso un percorso fatto di formazione, selezione, presentazione al mercato e finalizzazione degli investimenti. Ideata e promossa dal team Innovazione della Divisione Corporate e Investment Banking e partita a ottobre dello scorso anno, giungerà alla sua quinta edizione nel mese di settembre dopo aver registrato la partecipazione di oltre 100 Start-Up e di circa 300 investitori italiani e internazionali nelle prime quattro edizioni; a Intesa Sanpaolo Eurodesk, lo Sportello Europeo per agevolare l'accesso delle imprese ai progetti comunitari di finanziamento; alle operazioni finalizzale all'ingresso diretto nel capitale delle aziende promosse dal nostro Merchant Banking che alla fine del mese di giugno contava partecipazioni di minoranza in circa 70 aziende a fronte di un investimento complessivo di circa 3 miliardi di euro; ad "Atlante Venture" e "Atlante Venture Mezzogiorno", i due fondi di Venture Capilal dedicati all'ingresso nel capitale di imprese medio piccole, a Banca IMI con i suoi servizi consulenziali finalizzati alla quotazione in borsa e ad altre strategie di crescita sui mercati azionari e obbligazionari; alla partnership nella Fondazione Filarete, assieme all'Università di Milano e alla Fondazione Cariplo; e in ultima analisi alla nostra partecipazione al Fondo per lo Sviluppo delle Piccole e Medie Imprese promosso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che, con il Fondo di Garanzia per l'Innovazione, dimostra come la capitalizzazione e l'innovazione delle imprese italiane siano stati argomenti di attente riflessioni, sia nel privato che nel pubblico, e quale sia stato l'impegno dimostrato da tutte le parti coinvolte per sostenere il nostro sistema imprenditoriale.
D. C’è chi sostiene che le nostre imprese sono troppo piccole per fare adeguata ricerca e innovazione e dovrebbero aggregarsi. Condivide?
R. Condivido in pieno e aggiungo, se me lo consente, che una maggiore dimensione non favorisce solamente la ricerca e l’innovazione. La fotografia imprenditoriale del nostro Paese, come detto, è formata da migliaia di piccole realità, sicuramente flessibili. Preso atto di una dimensione che in primissima battuta si è rilevata meno influenzabile dagli effetti della crisi, non si può perdere l’occasione che si presenta oggi. Bisogna aumentare la competitività e il livello di patrimonializzazione delle nostre imprese perché possano, attraverso l’innovazione e la ricerca ma anche internazionalizzando e migliorando le proprie competenze, non solo superare le attuali difficoltà ma esprimere tutto il potenziale ancora inespresso.
D. Di recente sono stati creati strumenti come le “reti d’impresa” che si affiancano ai tradizionali distretti. Le banche possono favorire l’aumento dimesionale delle imprese? Se sì, in che modo?
R. Veda, la crescita dimensionale non può prescindere da una vera e propria rivoluzione della nostra cultura imprenditoriale. Una dimensione più grande richiede inevitabilmente l’adeguamento a nuove regole di Corporate Governance; penso ad esempio all’apertura dei Consigli di Amministrazione come garanzia di una trasparenza sempre più necessaria. L’ottica di crescista basata sul capitalismo familiare, che ha caratterizzato il nostro sistema industriale, va reinterpretata. Per riassumere, a  mio avviso, va trovato il coraggio da parte dei nostri imprenditori di perseguire percorsi di aggregazione –magari con un’azienda che fino ad oggi è stata il primo competitor sul mercato- di ri-patrimonializzare le imprese o di aprirne il capitale a nuovi soci, a fondi di Private Equity o di Venture Capital. La banca deve sempre farsi trovare pronta nell’accompagnare l’impresa lungo questo cammino che, una volta intrapreso, non prevede improvvisi dietro-front ma, tengo a precisare, solamente all’imprenditore spetta la decisione di prendere una strada piuttosto che un’altra. Il nostro compito è quello di favorire questo cambiamento culturale e assistere al meglio i nostri clienti in tutte le fasi di vita delle aziende, sia attraverso le attività di banca tradizionale che con operazioni e soluzioni straordinarie.
D. Come giudica lo stato dei rapporti tra università e imprese soprattutto in relazione al trasferimento tecnologico della ricerca universitaria all’innovazione imprenditoriale?
R. I nostri centri di ricerca costituiscono delle vere e proprie eccellenze a livello internazionale e ogni iniziativa tesa al miglioramento dell’interazione tra il mondo universitario e l’industria non può far altro che accrescere le potenzialità del nostro sistema produttivo. Anche in questo contesta Intesa Sanpaolo ha voluto dare il proprio contributo. I progetti legati ai finanziamenti di Nova Più, grazie agli accordi sottoscritti dalla Banca con i principali atenei italiani, vengono valutati da commissioni scientifiche per un accesso al credito più rapido e senza alcuna garanzia reale. Molti dei partecipanti alle edizioni della Intesa Sanpaolo Start-Up Iniziative erano Spin-Off universitari che ci auguriamo diventino le Apple o le Google di domani o parti di grandi gruppi industriali in espansione. Infine il nostro impegno nella Fondazione Filarete è un’ulteriore dimostrazione di quanto sia concreta la volontà di “fare sistema”. Le università, le imprese e aggiungo una Banca come la nostra, attenta all’innovazione e alla ricerca imprenditoriale, possono costituire un trinomio importante nel processo di crescita del nostro Paese.