Gaetano Miccichè

Gaetano Miccichè

Rassegna stampa 2009

Spettacolo anti-crisi

  - La Nazione – Firenze

Storie di straordinaria economia sul palcoscenico del teatro La Pergola, domani sera, nello spettacolo con Giorgio Albertazzi e Michele Placido allestito dal teatro Franco Parenti e prodotto dal gruppo bancario Intesa San Paolo. La pièce è intitolata «Racconto italiano» e gira l'Italia raccontando i protagonisti di un miracolo industriale che sembra naufragare nel pessimismo e che invece riesce a rinascere e a sorprenderci. Il progetto è quello di chi vuole rimboccarsi le maniche e mettere insieme banca e impresa, tutte e due chiamate alla prova decisiva del cambiamento. Alla regia di questa sfida c'è Gaetano Miccichè, responsabile della divisione Corporate e Investment banking di Intesa Sanpaolo, il maggior gruppo bancario in Italia. Il mondo corporate è quello delle grandi e medie imprese con un fatturato di oltre 150 milioni di euro. Una platea di 20 mila clienti nel mondo.
D. Miccichè, in una recessione economica si possono raccontare esempi di speranza?
R. «Ce ne sono ancora tante di queste storie. L'Italia ha un vantaggio competitivo che emerge nei momenti più difficili. Siamo il Paese delle medie e piccole imprese, con grandi capacità inventiva, con prodotti originali e di qualità che finora sono stati schiacciati dai colossi dell'industria mondiale che hanno puntato sulle grandi dimensioni. L’ Italia può ripartire dalla sua rete di piccole e medie imprese, se ben sostenute dalle banche e da adeguate politiche governative»
D. La geografia dell’Italia industriale dopo lo tsunami della crisi?
R. «Vedo una mappa composta da tanti puntini di qualità, flessibili, sparsi sul territorio. A differenza della Germania, per esempio, che è strutturata in alcuni segmenti più grandi e concentrati ma pesanti da rimettere in moto».
D. Nell’attesa le nostre aziende devono fare i conti con la crisi…
R. «Certo e impressiona tutti: banche fallite, grandi aziende che rischiano di sparire, cassa integrazione che dilaga. Accade in tutto il mondo e sta portando ad una secca riduzione dei consumi futili a cui ci eravamo abituati. E' inevitabile una contrazione del prodotto lordo mondiale».
D. Le imprese avrebbero bisogno di aiuto e accusano le banche di chiudere i crediti. Vero o falso?
R. «E' falso che le banche abbiano la perversa volontà di non prestare denaro. Vorrei ricordare che erogare crediti è il nostro mestiere, il margine di intermediazione è la prima voce del conto economico di una banca. Una cifra per tutte : la divisione Corporate di Intesa Sanpaolo ha incrementato gli impieghi alla clientela nei primi nove mesi del 2008 di oltre 12 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2007, con un incremento percentuale di circa 20 punti. Quindi, questa crisi non ha generato, almeno finora, mancanza di liquidità nel sistema».
D. Il circuito del credito è difficoltoso, molte imprese soffrono…
R. « Le aziende alle prese con contrazioni di fatturato hanno tagliato i budget, cercano di ridurre i costi e gli investimenti, chiudono o trasferiscono alcune produzioni. Molte imprese chiedono meno credito, altre invece peggiorano il loro rating creditizio, diventano meno affidabili, più rischiose. E una banca deve
stare molto più attenta di prima nell'erogare prestiti».
D. Come si esce da questa trappola?
R. «Aprendo un grande confronto, una vera e propria partnership fra banca e impresa. Tutti devono fare la loro parte. Gli imprenditori devono rafforzare i mezzi propri delle loro aziende, partecipare al rischio. La banca dal canto suo non può più essere soltanto un rubinetto, una specie di bancomat a cui ricorrere quando si ha l'acqua alla gola, ma deve diventare un consulente globale. C'è da lavorare molto su nuovi progetti, ricerca, innovazione, internet, reti di distribuzione, infrastrutture. E vincerà chi sarà capace di giocare d'anticipo e gestire il cambiamento anziché subirlo».