Gaetano Miccichè

Gaetano Miccichè

Rassegna stampa 2005

Società molto piccole e sottocapitalizzate

  - Il Sole 24 Ore

“L’impatto della catastrofe naturale nel Sud-Est asiatico sarà significativo sui conti dei tour operator, visto che nell’area sono molto impegnati un po’ tutti i principali gruppi italiani, specie nel breve periodo. Ci vorrà sicuramente del tempo per recuperare”. È dunque molto cauto Gaetano Miccichè direttore della divisione corporate di Banca Intesa nella valutazione dell’emergenza Sud-Est asiatico per il turismo italiano, dal punto di vista di un istituto bancario impegnato direttamente nel business turistico. Miccichè non nasconde la forza dell’impatto sui conti delle imprese di un evento che ha causato devastazioni e migliaia di vittime. Una catastrofe che ha messo a nudo ancora una volta la fragilità del sistema turistico italiano, e che potrebbe evidenziare pure un netto ridimensionamento tra il 15 e il 20% del giro d’affari delle imprese di tour operating, alcune delle quali alle imprese con manovre di ristrutturazione organizzativa e finanziaria (Ventaglio e Valtur, tra gli altri) o in terapia anticrack (Parmatour).
D. Qual è dunque il primo bilancio del 26 dicembre?
R. è difficile tirare le somme di un disastro così pesante, è ancora un po’ presto, ma c’è di che essere preoccupati, non v’è dubbio, almeno nel breve periodo. Resto comunque fiducioso in prospettiva. Credo che sul lungo termine la situazione complessiva dell’industria turistica migliorerà, il settore riprenderà a crescere come accaduto dopo l’11 settembre. Col passare del tempo l’industria dei viaggi ha via via recuperato slancio. Il vero problema è che il sistema turistico nazionale resta sempre debole.
D. Perché?
R. Ci sono dei nodi strutturali da affrontare che rendono gli eventi naturali e imprevedibili ancora più pesanti. La struttura del business è caratterizzata da alti costi fissi ed è tale per cui l’imprevedibilità degli eventi naturali ha un impatto significativo sui conti economici.
D. Quali sono questi nodi?
R. L’Italia ha un ruolo marginale nella gestione dei flussi di turisti in entrata, nell’incoming. Inoltre manca di fatto un’attività di promozione istituzionale tipo Maison de la France. I tour operator gestiscono solo i flussi turistici verso l’estero. C’è una diversificazione limitata. Il leader del mercato in Italia resta poi molto piccolo rispetto ai leader europei. Nel frattempo la destinazione Italia sta via via perdendo competitività rispetto alle altre destinazioni concorrenti, sia a causa del limitato controllo dell’incoming che per il rapporto sfavorevole tra prezzi medi e qualità.
D. Aumenterà l’impegno delle banche?
R. Siamo molto attenti al settore. Abbiamo partecipato all’operazione di ricapitalizzazione del gruppo Ventaglio insieme con UniCredit. Tutti i principali operatori del settore sono nostri clienti. Per quanto riguarda il merchant banking Intesa è entrata nell’operazione Sviluppo Italia turismo accanto a Ifil e Marcegaglia. C’è però un punto da rimarcare. Le imprese turistiche spesso dimostrano una visione di corto periodo. Se c’è una emergenza fanno immediato ricorso alle linee di credito. Occorrerebbero invece visioni strategiche con orizzonti più ampi e capitali freschi.
D. L’operazione Sit rappresenta una svolta per il settore?
R. Indubbiamente c’è bisogno di realizzare progetti industriali di rilievo nel turismo. Sit è ora concentrata sullo sviluppo dei progetti in cantiere ma resta anche una società aperta all’ingresso di nuovi partner. Entro giugno tireremo le somme, avendo al tempo stesso avviato i primi progetti. Credo che Sit possa sicuramente essere un polo catalizzatore all’interno del sistema turistico nazionale, svolgendo anche un ruolo propulsivo in quanto la mole degli investimenti è di tutto rilievo.