Gaetano Miccichè

Gaetano Miccichè

Rassegna stampa 2005

Intesa, capocordata per Esaote

  - Il Sole 24 Ore Plus

“In Francia – spiega Gaetano Miccichè, responsabile della divisione corporate di Banca Intesa – l’opinione pubblica si sta muovendo per evitare che Danone venga acquisita da Pepsi. Anche da noi non ci si deve stupire che si vogliano aiutare le aziende a rimanere italiane”.
D. Dottor Miccichè, l’iniziativa su Esaote vede Banca Intesa impegnata come capogruppo. Ma in Italia ci sono tante aziende che possono finire a gruppi esteri: non solo Parmalat, ma anche Esselunga, fino ad Armani e alla Star della famiglia Fossati. Quindi è solo un primo passo per Banca Intesa?
R. Puntiamo ad essere presenti, come Banca Intesa, in tutte quelle situazioni dove si possono salvaguardare e sviluppare le imprese sane del nostro Paese. l’italianità è importante, per far sì che le aziende nazionali non diventino filiali delle grandi multinazionali. Ma la cosa fondamentale è che queste aziende creino valore. Vanno aiutate le aziende che hanno prodotti distintivi, know-how e significativi indotti a raggiungere le strategie che azionisti e manager seri e credibili ci prospettano. Chi partecipa a queste iniziative punta ad ottenere, inoltre, un vantaggio economico.
D. Intesa sta anche osservando in modo attento l’interesse di Granarolo per una possibile acquisizione di Parmalat. Ci sono novità?
R. A settembre ci sarà una nuova compagine azionaria per il gruppo di Collecchio. È normale che un’azienda come Granarolo, che opera in questo settore, sia interessata a Parmalat.
D. Ma non crede che molte nostre aziende siano ancora poco internazionali e che quindi si debba guardare anche fuori dai nostri confini?
R. Come evidenziato anche di recente dal deficit della nostra bilancia commerciale, le aziende italiane non esportano abbastanza. La competizione resta molto accesa, e non solo quella che proviene dal Far East. Inoltre, visto che la marginalità sta diminuendo è necessario crescere nei volumi. Non c’è quindi solo un problema di internazionalizzazione, le imprese italiane hanno forte bisogno di maggiori dimensioni e di innovazione. Banca Intesa le supporta nel raggiungere questi obiettivi attraverso prodotti e servizi identificati: per citare alcuni degli ultimi ci sono Intesa Export e Intesa Nova. Inoltre mettiamo a disposizione la nostra rete internazionale grazie alle presenze in Cina, in Russia ed in altri mercati difficili.
D. Da alcuni anni avrete anche un’area, all’interno della divisione corporate, dedicata alle aziende da ristrutturare. Non è un settore un po’ a rischio?
R. Vi sono molte imprese che attraversano congiunture difficili per settori di appartenenza, competitività internazionale e spesso anche per insufficiente patrimonializzazione e però hanno marchi, manager e livelli occupazionali importanti. In questi casi bisogna avere il coraggio di puntare ad intervenire con soluzioni tempestive. Negli ultimi anni, Banca Intesa è riuscita a mantenere ed a sviluppare diverse aziende italiane medie e grandi che oggi hanno superato momenti di empasse. Se si lavora bene si salvano le aziende e anche la banca ne ha ritorni economici importanti. Piaggio, Aprilia, Lucchini, Versace ed altre sono esempi di un nuovo modo di approcciare questi temi.
D. Molte sono medie aziende. Continuate ad accelerare nel mid-market?
R. Certamente, la divisione corporate di Banca Intesa ha nel proprio portafoglio la quasi totalità (96%) delle medie aziende italiane. il nostro obiettivo è, come detto, far sì che trovino in Banca Intesa un partner di lungo periodo, professionale e responsabile che sia capace di aiutarli dall’equity al debito più strutturato.