Gaetano Miccichè

Gaetano Miccichè

Rassegna stampa 2004

Si può fare di più. Chiediamo idee, coraggio e trasparenza

  - Corriere della Sera Economia

Dove ci sono fatturati, marchi, occupazione, trasparenza nella gestione si può e si deve intervenire. Sono fiducioso. Nel 2004 il mondo delle banche sarà capace di essere ancora più vicino alle imprese”. Gaetano Miccichè, 53 anni, è il responsabile della “Direzione large corporate e structured finance” in Banca Intesa. Arrivato due anni fa con Corrado Passera, l’amministratore delegato, dopo una carriera iniziata in banca e passata attraverso diverse ristrutturazioni aziendali (Olcese, Santavaleria, Gerolimich), è l’uomo dei finanziamenti alle medie e grandi imprese nell’istituto di credito milanese, che ha chiuso il 2003 con 155 miliardi di euro di impieghi (-5,7% sul 2002): “Un dato in calo perché siamo usciti da alcune operazioni estero su estero per eccessiva rischiosità – spiega Miccichè -. Una riduzione di circa 25 miliardi di euro in due esercizi. Ma rimaniamo i primi fra tutte le banche italiane. Abbiamo 11 mila gruppi industriali clienti solo nel corporate e 700 gestori in grado di assisterli con gli esperti di quattro sezioni: il mercato dei capitali, il private equity, la finanza strutturata e l’advisory, per fusioni e acquisizioni. Il nostro obiettivo è dire a ciascun cliente: questo professionista è colui che ti indirizzerà per ogni operazione della quale hai bisogno”.
D. Le aziende però lamentano una crisi di fiducia nel sistema bancario.
R. “Non c’è dubbio che si può fare di più, ma noi siamo molto soddisfatti di quello che abbiamo realizzato. Nel 2002-2003 siamo intervenuti direttamente non solo in Fiat, Edison e Piaggio, ma in una lunga serie di operazioni, anche minori, che hanno riguardato un’importante fetta del sistema Paese. In situazioni di crisi le aziende spesso sono molto indebitate e con problemi di competitività, distribuzione, mancata ricerca e sviluppo. Per sostenerle servono originalità e coraggio. Noi non diamo solo una linea di credito ma consulenza, equity, ristrutturazione del debito. I gestori parlano di leasing, di factoring, indirizzano alla rete estera. Se l’imprenditore che ha lo stabilimento in Cina chiede un appuntamento con il sindaco locale, glielo procuriamo. Questo è l’orgoglio di Passera e nostro. Crediamo che ci debba essere sempre più contatto fra aziende e banche”.
D. Anche perché il ricorso al finanziamento con le obbligazioni, dopo Parmalat, è diventato quasi impossibile.
R. “è vero, c’è difficoltà nell’emissione di obbligazioni, ma mi auguro che sia un problema temporaneo. Le aziende hanno assoluto bisogno di questo strumento. Il mercato delle obbligazioni è indispensabile per finanziare la crescita. Anche se bisogna riportare il finanziamento a breve termine nella sua dimensione originaria. Per le attività immobilizzate bisogna ricorrere al medio-lungo termine. E poi al private equity, senza ragionare in termini di ricerca di alti rendimenti e uscita a breve assicurata, assicurando un supporto di medio periodo, con rendimenti forse anche superiori, ma non garantiti”.
D. Che cosa pensa della nascita di agenzie di rating per le piccole e medie imprese?
R. “Sono fondamentali, è una strada che porta alla trasparenza e alla qualità del conto economico e delle informazioni societarie. Mi auguro che seguano la strada delle certificazioni di bilancio: trent’anni fa erano una rarità, ora non più”.